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Il resoconto della Maran "Granoche come Batigol" giornata

TRIESTE - I valori assoluti sono spesso incontrovertibili. Possono piacere o non piacere, ma restano tali fin quando rimangono stabili. La Triestina, che si appresta a festeggiare il suo novantesimo anno di esistenza, ne ha ben due: un centravanti che fino a qualche mese fa era sconosciuto ai più, e un allenatore che prima di questa stagione era circondato da un alone di diffidenza. El Diablo e L'Acqua Santa, Pablo Mariano Granoche e Rolando Maran. E proprio con il tecnico trentino (nato il 14 luglio 1963) calciomercato.it ha effettuato una chiaccherata sulla fruttuosa stagione alabardata, crocevia per un piazzamento di prestigio nel prossimo anno, così come auspicato dal presidente del sodalizio friulano, Stefano Fantinel.




Mister, l'annata della Triestina è stata conforme alle aspettative della società. Come giudica la stagione del suo club?
"Siamo partiti con questo obiettivo della salvezza anticipata e l'abbiamo raggiunto. Ciò dà serenità alla squadra e all'ambiente per quello che riguarda il futuro. Con largo anticipo ci siamo tirati fuori da eventuali problemi in un campionato duro come quello di serie B, non è cosa da poco".

Ma dopo le sue esperienze a Brescia e Bari concluse entrambe con un esonero, per lei si trattava di una sorta di rivalsa?
"Le precedenti esperienze sono state importanti, anche se in ambedue i casi c'è stato un epilogo negativo, nonostante avessi mantenuto fino a quel momento i programmi e i risultati fissati con le rispettive proprietà. Più che di rivincita, parlerei di una stagione terminata in linea con le aspettative che mi erano state chieste. Ripeto: anche a Brescia e Bari c'erano i presupposti per poterle ottenere, ma nonostante i parallelismi andò a finire in maniera differente. Ho mantenuto una costante, sono in sintonia con il mio club".

Ma è vero che soprattutto a Bari i giocatori si opposero al suo esonero?
"Beh, c'era un buon gruppo e non c'era una carenza di risultati tale da concludere forzatamente i rapporti".

Lei è un tecnico giovane, chi considera come suo maestro?
"Mah, io all'inizio della mia carriera ho avuto la fortuna di lavorare con due bravi allenatori. Sono legato a Silvio Baldini perchè ho collaborato con lui, mi ha cercato proprio lui e abbiamo lavorato insieme per due anni. Poi c'è stato il periodo di Nedo Sonetti, anche quella è stata un'esperienza formante. Poi io credo che un allenatore vada avanti per la sua strada, ognuno è fatto a modo suo".

Come è l'ambiente friulano? Con Fantinel come si trova?
"Quando ci siamo visti con il presidente per ratificare il nostro accordo, ci sono bastati 10 minuti per essere d'accordo nei programmi e abbiamo prolungato il nostro 'matrimonio'. Ci siamo ritrovati mentalmente e stiamo cercando di raggiungere risultati importanti per una città come Trieste. C'è solidità societaria".

Lei accennava al suo accordo con la Triestina. Proprio un mese fa ha firmato il rinnovo biennale fino al 2010: sarà il tecnico del 90° anniversario della fondazione alabardata...
"Mi riempie d'orgoglio, questa è una società importante, è una piazza che ha fatto la serie A. Basti pensare che a questo club è legata la figura di Nereo Rocco, probabilmente l'uomo che prima di tutti ha dato lustro alla categoria degli allenatori. E' un fardello pesante ma emozionante per me".

Che campionato cadetto è quello in corso? Sabato c'è una sfida importante contro il Cesena in cerca di punti, è difficile trovare una partita sulla carta facile...
"Come spesso accade, in questo torneo c'è sempre il risultato a sorpresa. Forse un'anomalia rispetto agli scorsi campionati è che a questo punto della stagione c'è una spaccatura evidente: si conoscono le squadre della zona play-off e quelle della zona play-out. E' davvero strano. Però ci sono club che hanno raggiunto in anticipo i loro obiettivi e tutti vogliono finire bene l'anno agonistico. Noi ad esempio sabato scorso abbiamo vinto in rimonta 3-1 contro il Modena, che è ancora impelagato nella zona calda. Bisogna sempre onorare il campionato, ma è un fatto di mentalità, un trovare sempre delle motivazioni per cercare di migliorare".

A proposito di motivazioni. C'è un suo giocatore che sembra averne in continuazione a giudicare dai gol che segna (attualmente sono 23).
(senza esitazioni) "Granoche! Si sta facendo notare sempre di più a suon di gol. Per me lui ha trovato il modo per essere ripagato della mole di lavoro settimanale che sostiene, è uno che viene all'allenamento ed è felice, non molla mai anche nelle partitelle, ha sempre investito bene il suo tempo".

Anche se è uruguaiano, somiglia a Batistuta.
"Si, sì. Hanno caratteristiche simili, attacca la porta come pochi altri, ha proprio l'istinto tipico del goleador, ce l'ha senza dubbio. Vive per il gol come Batistuta".

Il presidente ha programmi ambiziosi per il prossimo anno, ma Granoche è super-corteggiato. Lei ha chiesto di fare un sacrificio alla società per trattenerlo?
"Beh, avere uno così in rosa è sempre un vantaggio (ride, ndr). Sarei contento di tenerlo, ma di fronte ci sono realtà importanti. Le aspettative sono importanti, ma è presto. Pablo è un bravo ragazzo, di quelli che s'impegnano sempre".

Cosa cambierebbe della sua esperienza di allenatore?
"Sicuramente quello che cambierei volentieri è la fine della mia prima esperienza importante (al Brescia, ndr). Quell'anno fui esonerato ma avevo la consapevolezza di poter centrare la promozione. Sono sicuro che se fossi rimasto avrei raggiunto il traguardo che mi aveva chiesto la società. Se potessi, tornerei volentieri indietro per riuscire a finire quell'annata, ho del rammarico. Ma, si sa, tutto fa esperienza, anche un esonero mentre eravamo lanciati verso la A. Col senno di poi è difficile ragionare...".

Ora c'è spazio solo per il presente, che per Maran è ricco di soddisfazioni. In attesa che le chance di promozione nel massimo campionato italiano si rifacciano vive. Se lo augurano a breve termine tutti gli aficionados della torcida della Triestina.








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